ACQUEDOLCI
   

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LA STORIA

 
Le prime notizie storiche sull’abitato di Acquedolci le divulgano Tommaso Fazello che cita (Lib. I – Dec. I) “Acque deinde cognomate Dulci cum taberna hospitatoria”, Plinio il Vecchio e Maurolico, che nel 1546 annota “l’Acque Dulci fundaco”; ma la fonte principale è data da Diodoro Siculo che nel quinto libro della sua “Storia Universale” scrive di Acquedolci. (foto di acquedolci)
Il nome trae origine, presumibilmente, dalla presenza di una copiosa fonte d'acqua, denominata Favara, resa dolciastra dagli scarti dalla lavorazione della canna da zucchero che ebbe in Acquedolci uno dei centri di maggiore attività.

vista di Acquedolci
 
 

Nel borgo della “Marina”, primo nucleo di Acquedolci, e attorno al carricatorum -porto sorto in epoca romana per il ricovero delle navi di Apollonia (l’attuale San Fratello)-, fiorivano, comunque, diverse altre attività economico-commerciali : “trappeti” per la canna da zucchero, mulini ad acqua, una gualchiera per la lavorazione della lana, una taverna e una stazione per il cambio dei cavalli.
All’inizio del XV secolo, a difesa di queste attività, i Larcan (famiglia catalana giunta in Sicilia nel 1391 al seguito di Re Martino) costruirono una torre che fece poi parte del complesso di torri di avvistamento fatte edificare da Carlo V, nel XVI secolo, per la difesa delle coste siciliane.
La Torre finì per costituire parte importante del maniero fatto erigere tra il 1660 e il 1700 dai Principi di Palagonia.

La torre fu fatta esplodere, con cariche di dinamite, agli inizi degli anni ’60 ma il castello, che in seguito a vari crolli si presenta oggi in avanzato stato di degrado, è stato recentemente acquistato dall’Amministrazione Comunale con l' obiettivo di restaurarlo.


particolare della "Marina"
 
 

La rapida evoluzione dell'attuale centro, sviluppatosi in una splendida posizione tra i monti Nebrodi e le rive del mar Tirreno, è strettamente legata alla frana che l’8 gennaio del 1922 colpì l'abitato di San Fratello, di cui all’epoca Acquedolci era frazione.
In seguito a quel disastro furono costruite in breve tempo, attorno all'antico nucleo del borgo della “ Marina”, le nuove case popolari (“padiglioni”), l’ufficio postale, la Scuola Elementare, il Municipio, la Chiesa Madre, il Cimitero Monumentale e le reti idriche e fognarie; cosicchè, per le naturali esigenze di un paese in crescita, ivi compresa la coscienza di una forte identità culturale, Acquedolci diventa comune autonomo il 12 novembre 1969.
Oggi ricordiamo con affetto il prof. Salvatore Mazzullo, primo sindaco nel 1970 del “neonato” Comune, e l’Arciprete Antonino Di Paci, colti fautori di quell'autonomia vissuta, allora, come istanza dello sviluppo civile del nostro territorio.


la Chiesa Madre
 
 

Oggi Acquedolci, con i suoi circa seimila abitanti, rappresenta una ridente cittadina in forte crescita demografica ed economica, con uno spiccato carattere turistico, forte del fatto di portare in dote meravigliosi siti quali appunto la Grotta di San Teodoro e il Castello antico.


il Castello
 





 
 
 
       
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